Atypus formosensis
Atypus formosensis Kayashima, 1943[1] è un ragno appartenente al genere Atypus della famiglia Atypidae.
Atypus formosensis | |
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Classificazione scientifica | |
Dominio | Eukaryota |
Regno | Animalia |
Sottoregno | Eumetazoa |
Superphylum | Protostomia |
Phylum | Arthropoda |
Subphylum | Chelicerata |
Classe | Arachnida |
Ordine | Araneae |
Sottordine | Mygalomorphae |
Superfamiglia | Atypoidea |
Famiglia | Atypidae |
Genere | Atypus |
Specie | A. formosensis |
Nomenclatura binomiale | |
Atypus formosensis KAYASHIMA, 1943 |
Il nome deriva dal greco ᾶ-, àlfa-, con valore di negazione della parola seguente, e τύπος, typos, cioè forma, immagine, tipo, ad indicarne la forma atipica a causa della sproporzione dei cheliceri e delle filiere[2].
Il nome proprio deriva dall'isola di Taiwan, nota anche col nome portoghese di Formosa, e dal suffisso latino -ensis, che significa: presente, che è proprio lì.
Comportamento
modificaCome tutti i ragni del genere Atypus, anche questa specie vive in un tubo setoso parallelo al terreno, per una ventina di centimetri circa seppellito e per altri 8 centimetri fuoriuscente. Il ragno resta in agguato sul fondo del tubo: quando una preda passa sulla parte esterna, le vibrazioni della tela setosa allertano il ragno che scatta e la trafigge, per poi rompere la sua stessa tela, portarsi la preda nella parte interna e cibarsene.[3].
Distribuzione
modificaRinvenuta nell'isola di Taiwan.
Note
modifica- ^ Revision of Spider Taxa Described by Kyukichi Kishida: Part 1
- ^ Lexikon der Biologie, Atypus
- ^ Murphy & Murphy 2000
Bibliografia
modifica- Frances e John Murphy, An Introduction to the Spiders of South East Asia, Kuala Lumpur, Malaysian Nature Society, 2000.
- Hirotsugu Ono, 2005 - Revision of Spider Taxa Described by Kyukichi Kishida: Part 1, Jou. of Arachnology, vol.33, p. 501-508 URL consultato il 4 ottobre 2011
Collegamenti esterni
modifica- The world spider catalog, Atypidae URL consultato il 21 febbraio 2010, su research.amnh.org.
- Lexikon der Biologie URL consultato il 21 febbraio 2010, su wissenschaft-online.de.